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CONSIGLI

 

CONSIGLI PER LA MANUTENZIONE  DEL PIANOFORTE

PERCHE' E’ OPPORTUNO OSSERVARE I SEGUENTI CONSIGLI:

Molti possessori di pianoforti, non conoscendo strutturalmente lo strumento e non avendo avuto consigli in merito, si trovano spesso nel tempo ad affrontare delle spese impreviste. Il fatto può avvenire non solo per i pianoforti a nolo, ma anche per i propri ( nuovi o restaurati ). Il venditore o il tecnico restauratore  non garantisce la buona funzionalità se non sono adottate le seguenti norme:

 

LA GIUSTA COLLOCAZIONE:

La collocazione che darete al vostro piano determinerà per quanto tempo ne farete uso. Chiedetevi: “ Sarà comodo per me stare in quel posto?” Ricordate anche che un piano è troppo pesante da essere spostato con frequenza. Prima di cercare di muoverlo, considerate con attenzione il posto dove porlo.

E' consigliabile sistemare il pianoforte lontano dalle sorgenti di calore, finestre e dalle correnti d'aria.  Evitare che lo strumento sia colpito direttamente dai raggi solari o sia appoggiato a pareti esterne. Rinunciare (se possibile) ad ornare il pianoforte di soprammobili vari che, con il suono producono inevitabilmente fastidiose vibrazioni. Comunque sono assolutamente da evitare piante ornamentali sul mobile del piano.

ATTENZIONE  AL TASSO D’UMIDITA’!!

Il pianoforte è costituito principalmente da legno, sostanza sempre           "vivente", molto igroscopica. Inoltre contiene molti materiali naturali che “respirano”: martelletti,  sordine in feltro, cinghie di pelle ecc.

 

L’umidità in esso contenuta tende quindi a variare in rapporto all'aria che lo circonda. Ne derivano così dei ritiri o dei rigonfiamenti, che possono causare deformazioni diverse a secondo dei casi.

 

Particolarmente delicato e pericoloso è dunque per il pianoforte, il periodo invernale durante il quale, nelle case con riscaldamento eccessivo, l'aria presenta il massimo di siccità quindi: perdita d’accordatura, danni alla tavola armonica ed alle altre parti di legno della meccanica stessa.

 

Si ricorda che, infatti, le case costruttrici, non coprono di garanzia, i danni causati da incuria del cliente in quanto non imputabili alla fabbricazione o alla scelta dei materiali.

 

Per il possessore di un pianoforte, sarà quindi del massimo interesse, osservare quanto segue:

a)   L' umidità dell’aria presenta punte di massimo e minimo assai notevoli, con frequenti variazioni.

b)      E' dunque indispensabile controllarla periodicamente per mezzo dell’indicazione di un buon IGROMETRO, (il quale si può acquistare ad un prezzo accessibile, da 10 € a 70 € circa, presso un negozio di componenti elettronici oppure in qualche negozio d’ottica ben fornito. Consigliato solo il tipo elettronico a cristalli liquidi ) ed aver presente che la suddetta umidità, deve essere fra il  50% ed il 60% massimo 65% ma mai sotto il minimo.

SICCITA'

c)   L'umidità può essere mantenuta su detta percentuale mediante: corpi evaporanti o panni bagnati applicati ai radiatori, oppure, l'impiego d’umidificatori elettrici che ormai sono normalmente in commercio anch' essi a prezzi accessibili, (per esempio quello in farmacia per i bambini). Quest’ultimo è senz’altro il mezzo più efficiente! Per quanto riguarda le solite  vaschette in ceramica con l’acqua dentro, non hanno un esito valido. Comunque se fossero sufficienti, ( in base alla lettura del vostro IGROMETRO )  si consiglia di immergere il suddetto contenitore in acqua, almeno un’ora prima di riempirlo, affinché faccia l’effetto spugna, altrimenti rimboccandolo solo, la ceramica asciutta farà da isolante ed allora l’acqua in esso contenuta durerà troppo tempo in rapporto alle necessità

 

Si noti in proposito che anche le piante ornamentali da casa cedono agli ambienti una certa quantità d’umidità, oppure le palline di argilla che vendono i vivai, se ben imbevuti e raccolti in una garza chiusa a fagottello e messe addosso ai termosifoni. Da rilevare infine che dei bènefici effetti di una regolare umidità ambientale ne giova non solo la salute” del pianoforte, ma anche delle persone, a cui saranno evitati i ben noti e spiacevoli disturbi dell’apparato respiratorio, ( raffreddori, raucedini, allergie varie ecc. )

 UMIDITA'

Fino ad ora, abbiamo visto però solo il caso del basso tasso d’umidità, ossia sotto il 50%, infatti, non dobbiamo dimenticare, che la suddetta umidità non dovrebbe superare neppure il valore consigliato del 65%.

Gli effetti dell’umidità per un lungo periodo può portare ad alcuni problemi  come per esempio: suono velato e confuso dovuto all’umidità dei martelletti, oppure azione rallentata se non addirittura bloccata della tastiera, ruggine alle corde e alle caviglie ( piroli di tiraggio per l’accordatura ), scollaggio d’alcune parti di legno specie in pianoforti d’epoca ed altri, a secondo dei casi e dell’eccessiva umidità.        

 

 In questo caso i rimedi sono ovviamente  contrari  ai  suddetti per  diminuire la  siccità. Infatti,   per  esempio,  non avremo più bisogno di un umidificatore, bensì sarà necessario un buon  deumidificatore  possibilmente auto regolante al tasso d’umidità desiderato, ( dopo sempre aver controllato l’indicazione del proprio IGROMETRO digitale ).

 

E' da considerare comunque, che in alcuni casi, il superamento del 60% d’umidità, come detto sopra, non è critico, come ad esempio in alcune giornate estive, in questo caso sarà sufficiente far circolare l'aria nell'ambiente dov'è il pianoforte.

 

Questo tipo di problema lo potrà avere in particolar modo chi ha il piano in una casa vicino al mare, lago, oppure in zone particolarmente coperte da vegetazione, poco ventilate oppure senza mai raggi solari, allora in questi casi sarà necessaria la soluzione drastica del DEUMIDIFICATORE o di un CONDIZIONATORE ed ovviamente d’inverno di un buon impianto di riscaldamento. Per concludere l’argomento sfruttare ovviamente anche i fattori naturali ambientali, ossia la classica finestra aperta in una bella giornata di sole se l’ambiente è umido, oppure al contrario sempre comunque dopo aver osservato l’IGROMETRO fuori e dentro casa.

N.B.  per esempio non possiamo aprire la finestra per una stanza umida se la casa è collocata vicino al mare o ad un lago !       

 

 

 

TARLI

 

TARLI

 

Il  TARLO  è un coleottero che si nutre di legno sia duro che tenero ed attacca sia la parte interna che esterna, indistintamente, di un mobile.

In Italia, con l’importazione del legno, sono comparsi anche tarli appartenenti a specie esotiche.

 

L’Anobium Punctatum è il tarlo più conosciuto, attacca i mobili, le sue larve vivono nel legno, scavano profonde gallerie e producono granelli di polvere chiara che poi fuoriesce da piccoli fori tondi.

Quando succede questo significa che il tarlo è già uscito ed ha già infestato il mobile. Il tarlo Anobium è comunemente chiamato “Orologio della morte” per il caratteristico rumore che produce.

 

Durante la notte può capitare di sentire un ticchettio provenire da un mobile questo è il segnale che ci avverte che siamo in presenza di un tarlo maschio, l’Xestobium Rufovillosum, che lancia richiami amorosi battendo il capo contro il legno.

 

 

Il tarlo esotico  Lyctus  Brunneus produce un’infestazione a chiazze e rimane invisibile sino a quando, solo toccando e facendo pressione con le dita, il legno si sbriciola. Predilige la parte tenera dell’asse tralasciando quella scura e dura.

 

 

Se troviamo un foro ovale, siamo in presenza del tarlo Hylotrupes Bajulus, assai pericoloso, in quanto predilige le travi dei tetti producendo danni capaci di far crollare la struttura.

 

I mobili moderni vengono trattati con prodotti chimici e vernici vetrificate inattaccabili dai tarli mentre quelli antichi hanno bisogno spesso di essere disinfestati con appositi preparati che si acquistano nei negozi specializzati.  

 

 

TARME

 

 TARMA

TARMACon il termine “ TARMA ” si indicano alcune specie di Lepidotteri (farfalle) appartenenti alla famiglia dei Tineidi ( tignola ) le cui larve sono in grado di nutrirsi su particolari substrati organici ove  è presente la cheratina.

 
La
cheratina è il costituente fondamentale delle piume e delle pellicce degli animali. Pertanto le larve delle tarme possono nutrirsi a spese di pellicce, di lana, di tessuti in seta ed anche di fibre di origine vegetale (cotone).

Le specie più diffuse in Italia sono:

-Tineola pellionella L.: tarma dei panni, della lana e delle pellicce.

-Tineola bisseliella Hum.: tarma chiara dei panni.

Le condizioni ottimali di sviluppo sono una temperatura di 25 °C ed una umidità relativa del 75%. In queste condizioni il ciclo si compie in pochi mesi. Le femmine depongono le uova direttamente sul materiale ove si nutriranno le larve. Le larve solitamente sono poco visibili.

La larva all’approssimarsi della maturità costruisce un astuccio utilizzando anche frammenti di peli o di fibre. All’interno di questo astuccio si formerà la crisalide che, dopo lo sfarfallamento dell’adulto in essa contenuto, rimarrà in parte sporgente.

 

Trattandosi di insetti in cui gli adulti sono buoni volatori l’infestazione può originarsi sia con l’arrivo di materiale infestato sia tramite il volo diretto degli adulti.

Uno strumento utile per rilevare la loro presenza è costituito da trappole collanti attivate con feromoni specifici. La difesa dei magazzini o degli stabilimenti che ospitano il materiale attaccabile deve essere impostata sulla prevenzione :

1.    zanzariere alle finestre;

2.    corretto posizionamento di lampade a luce UV per la cattura degli adulti, trappole a feromoni;

3.    attenta pulizia e corretta rimozione di tutti i frammenti di lavorazione costituiti da materiale attaccabile dalle tarme (polvere costituita da fibre di lana, cotone, seta, peli di pellicce).

se possibile condizionamento dei depositi a bassa temperatura e a bassi valori di UMIDITA’ RELATIVA.

La lotta attiva contro gli adulti può essere effettuata mediante nebulizzazioni a freddo o a caldo con insetticidi a base di permetrina. Per ottenere anche un controllo larvale è importante che i tessuti attaccati siano esposti all’azione dell’insetticida. Se i tessuti sono impilati gli uni sopra gli altri  il contatto sarà inefficace.


Il controllo degli adulti può essere ottenuto anche con l’impiego dei pratici formulati fumogeni pronti all’uso a base di permetrina (non in presenza di tessuti in seta).

In ogni caso dopo gli interventi di disinfestazione il monitoraggio deve essere mantenuto per verificare la diminuzione delle catture dei maschi di tarma adulti.TARMA ADULTA

 

n.b. Il testo sulle tarme presentato è liberamente ispirato a: E. Tremblay, Entomologia applicata, volume secondo, parte seconda, pp.52-53. Liguori Editore. Per un approfondimento dell’argomento si consiglia la lettura integrale del testo.

 

 

I TOPI

TOPO

 

 TOPO BIANCO

MUS MUSCULUS
Mus Musculus

RATTUS NORVEGICUS
Rattus Norvegicus

RATTUS RATTUS
Rattus Rattus

Dove vivono

Case vecchie e magazzini

Fogne, canalette dell'acqua o elettriche

Fogne, canalette dell'acqua o elettriche

Colore

Grigio chiaro

Grigio marrone

Grigio scuro, nero

Vita media

2 anni

3-4 anni

3-4 anni

Alimentazione

Onnivoro

Onnivoro

Onnivoro

Lunghezza

dai 6 ai 9 cm

dai 20 ai 25 cm

dai 16 ai 20 cm

Prole annua

30-35

20-30

20-30

Forma della testa

affusolata

arrotondata

affusolata

Peso medio

15 gr

350 gr

220 gr

 

Tra i servizi che  non si possono dimenticare c’è  la derattizzazione. Come avvertono alcuni esperti, infatti, soprattutto nei giardini della capitale,oltre che in campagna, i ratti sono in forte espansione con la conseguenza che i roditori stanno sviluppando una seria immunità ai veleni.
Bisogna innanzitutto fare una distinzione tra i ratti e i topi comuni

 Tipi di topi e ratti

Il ratto è un genere di roditore della famiglia dei Muridi simili ai topi, dai quali si differenziano per il pelo più ispido e l'indole feroce.
Tra i principali, il ratto nero o comune
(Rattus Rattus) e il ratto delle chiaviche o surmolotto (Rattus Norvegicus), i quali si nutrono di sostanze alimentari arrecando spesso gravi danni alla popolazione.

Il topo (Mus Musculus), invece, che infesta le case vecchie e i magazzini, proviene della famiglia dei Muridi e viene chiamato anche topo domestico (lungo 3-4 cm con muso appuntito munito di baffi lunghi e sottili, corpo coperto da pelo grigio con coda lunga e squamosa). Come i topolini di campagna, è facile, se indisturbati, ad infilarsi dentro i pianoforti entrando  dall'asola sotto i pedali. Avviene questo perchè hanno la necessità di fare un nido, per esempio nel vano sotto i tasti, con l'ausilio di pezzetti di vari materiali, presi anche dalla meccanica stesa del pianoforte, creando danni gravi alla struttura del piano.

 Meno timorosi di una volta nei confronti dell'uomo, i ratti esplorano nuovi territori da colonizzare tanto che è sempre più frequente trovare in casa un topo di fogna, risalito per la canalette dell'acqua o dell'elettricità o addirittura fuoriuscito dai water.

Ma quali i pericoli per l'uomo?

I rischi sanitari sono altissimi. I ratti, infatti, possono trasmettere all'uomo innumerevoli malattie virali, batteriche come la rabbia, la peste, il tifo,la toxoplasmosi, l'elettrospirosi... e a Roma ormai da tempo immemore non c'è un vero e proprio programma di derattizzazione..                                                         tratto da www.disinfestatori.it

 

 

 

SCLERODERMA (Sclerodermus domesticus)

 SCLERODERMUS  

Sclerodermus domesticus (Klug, 1809) è un insetto appartenente all’ordine degli imenotteri, famiglia Betilidi (Hymenoptera Bethylidae). Ricorda a prima vista una piccola formica, stretta ed allungata, lunga circa 3-4 mm.

Le femmine sono prive di ali mentre i maschi sono alati ma così rari da far presumere che la riproduzione avvenga normalmente per partenogenesi, cioè che le femmine si autoriproducano, generando solo femmine.

Lo Scleroderma è un parassita di larve d’insetti che vivono nel legno, in particolare dei comuni tarli dei mobili, ed è molto comune nelle case di Venezia, un po’ meno a Mestre e al Lido.

La femmina penetra nelle gallerie scavate dai tarli nel legno di vecchi mobili, o di travature del tetto, punge le larve con il pungiglione situato all’estremità dell’addome, paralizzandole con il veleno, e vi deposita sopra le uova: le sue larve neonate troveranno così nella larva paralizzata una facile fonte di cibo.

Le larve, raggiunta la maturità, si rinchiudono in piccoli bozzoli, dai quali usciranno gli adulti dello Scleroderma. Il riscaldamento invernale degli appartamenti gli consente di moltiplicarsi facilmente.

La femmina, nelle sue peregrinazioni per trovare un foro di tarlo dove deporre le uova, percorre le pareti delle stanze e si può trovare sulle tende, sulle lenzuola, sulle stoffe. In mancanza delle prede abituali, le femmine possono pungere l'uomo, sia di giorno che di notte, di solito ripetutamente (in un caso sono state riscontrate ben 48 punture!), sugli arti, sul petto e sulla schiena. A Venezia pungono soprattutto nel periodo primaverile-estivo: sulla base di una ricca casistica, le prime segnalazioni di punture all’uomo avvengono a febbraio e proseguono sino a settembre inoltrato; la massima attività è in aprile-maggio.

La puntura provoca papule alquanto indurite, rossastre, piuttosto grandi e pruriginose, persistenti (di norma almeno 8-10 giorni). Il quadro clinico è quello di una dermatite papulosa, la cui reale causa non sempre è riconosciuta dal medico. In caso di ipersensibilità al veleno, o di elevato numero di punture sullo stesso individuo, possono manifestarsi anche orticaria, febbre, malessere generale, che in genere regrediscono spontaneamente in un paio di giorni.

Come combattere lo Scleroderma?  L’unica soluzione è quella di eliminare i tarli dall’abitazione, facendo fumigare i mobili tarlati con piretro (o con insetticidi più potenti ma anche più pericolosi per la salute umana), e soprattutto chiudendo pazientemente i buchi dei tarli con cera specifica per legno, dopo avervi iniettato un insetticida specifico per insetti del legno.

Bibliografia:

Museo di Storia Naturale di Venezia - Santa Croce 1730 - 30135 Venezia -

GIORDANI SOIKA A., 1932 - Nota su Scleroderma domesticum Kieff. (Hym. Bethilidae). Boll. Mus. civ. St. Nat. Venezia 1 (1) 1932: 14-18.

CHIAPPINI E., LIOTTA G., REGUZZI M.C., BATTISTI A., 2001 – Insetti e restauro. Calderini Edagricole, Bologna, 260 pp.

BOTTINI S., VERALDI S., SUSS L., 2004 - Dermatite da Sclerodermus domesticus. Atti del Meeting Incontri Dermatologici, 18 (1): 7. Edizioni Grafiche Mazzucchelli, Seguro di Settimo Milanese (MI).

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